logo semlice  Polo Pasta&Pizza

immag-brandy

immag-brandy

 BRANDY

Brandy è il nome generico dell’acquavite ricavata dalla distillazione del vino, dopo un periodo di invecchiamento in botte; questa denominazione è universalmente impiegata. In alcune zone l'acquavite di vino riceve una denominazione d’origina legata al territorio di produzione ( Armagnac, Cognac ). Il brandy si può produrre in qualunque Paese dove viene coltivata l'uva.


Il brandy o “arzente” è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo
, conosciuto già dal XIII secolo. La sua gradazione alcolica si aggira intorno ai 40 gradi e oltre che dall’uva questo superalcolico può essere distillato dal succo fermentato di altri frutti, in Francia, l'acquavite di mela, conosciuta anche come “Brandy di mela”viene chiamata e tutelata nella denominazione Calvados, il distillato da sidro di mele, tuttavia, salvo specifiche avvertenze, il brandy è tratto dal vino d’uva.


La parola Brandy viene dal sostantivo olandese brandewijn (vino bruciato), il modo con il quale i pratici mercanti olandesi, che lo importarono nel Nord Europa dalla Francia meridionale e dalla Spagna nel XVI secolo, descrivevano il vino che era stato "bruciato", o bollito, per distillarlo.

Le origini del Brandy possono essere fatte risalire all’espansione degli stati mussulmani nel Mediterraneo nel VII e nell’VIII secolo. Gli alchimisti arabi fecero esperimenti con la distillazione delle uve e di altri frutti allo scopo di ottenere acquaviti medicinali. Le loro conoscenze e le loro tecniche presto superarono i confini dell’Islam e la produzione di Brandy di uva apparve in Spagna e probabilmente in Irlanda (portata dai monaci missionari) verso la fine dell’VIII secolo.


Al Polo Pasta & Pizza serviamo a bicchiere da 0,40 Cl,
Brandy Italiani, Brandy Spagnoli, Aermagac, Cognac, Calvados

Ci siamo permessi di iserire i Calvados nei brandy

armaganc-immg 

ARMAGNAC

Brandy è il nome generico dell’acquavite ricavata dalla distillazione del vino, dopo un periodo di invecchiamento in botte; questa denominazione è universalmente impiegata. In alcune zone l'acquavite di vino riceve una denominazione d’origina legata al territorio di produzione, in Francia, viene chiamata e tutelata nelle denominazioni Armagnac e Cognac.


L'Armagnac è il più antico distillato di Francia risalente almeno al XII secolo. Il vino bianco di partenza ha un grado alcolico non elevato intorno agli 8-9° e si ottiene principalmente da uve UGNI BLANC (ma i disciplinari ammettono in misura minore anche FOLLE BLANCHE, COLOMBARD, BACCO, MAUZAC, ecc.).
Si procede alla distillazione continua con l'utilizzo del classico alambicco armagnaçais, che viene alimentato senza interruzione con il fermentato e attraverso le colonne a piatti e le campanelle veicola le parti più volatili verso la destinazione finale. L'acquavite che si ottiene va dai 58 ai 63° alcolici (in alcuni casi si procede anche ad una distillazione discontinua con l'alambicco charentais ottenendo un'acquavite maggiormente alcolica, ~70%). La maturazione dell'acquavite avviene in botti di quercia da 400lt, ed il mastro cantiniere provvede negli anni ad abbattere il grado alcolico con aggiunta di "petit eaux" (miscela di acqua purissima + acqueviti da 20°) fino a ridurlo a 40-48°.
L'armagnac è un'acquavite di vino francese a denominazione di origine controllata  prodotta nella regione storica della Guascogna, suddivisa tra i dipartimenti delle Landes, del Gers, e di Lot-et-Garonne nel Sud-Ovest della Francia. Prende il nome dall'antica conta di Armagnac il cui territorio storico corrisponde all'attuale zona di produzione.


Leggermente a sud di Bordeaux, a circa 150 km, troviamo l' ARMAGNAC.
L'Armagnac si divide in 3 zone di produzione che si distinguono per le caratteristiche geologiche del terreno, più o meno ricco di silicio:
BAS ARMAGNAC
HAUT ARMAGNAC
ARMAGNAC TENAREZE

Zone di produzione
Il territorio dell'Armagnac si divide in tre zone di produzione in base alle caratteristiche dei terreni:
Bas-Armagnac, a sua volta suddiviso per tradizione antica e non ufficialmente in:
Grand Bas-Armagnac, Fins Bas-Armagnac, Petits Bas-Armagnac.
Il Bas-Armagnac è considerato come la migliore delle tre zone di produzione, in virtù del terreno sabbioso, povero di calcare, e ricco di sedimenti marini. La micro-zona del Grand Bas-Armagnac corre a cavallo del confine tra i dipartimenti del Gers e delle Landes, ed è ritenuto produrre le acquaviti in assoluto più fini ed armoniche. L'area è intensamente coltivata a vite.
Ténarèze La zona intermedia possiede ancora qualche terreno sabbioso, ma contiene in prevalenza suoli argillo-calcarei ed argillo-sabbiosi. Le acquaviti sono affini a quelle del Bas-Armagnac in funzione dei terreni più o meno sabbiosi. È zona mista di viti e cereali; si produce circa la metà dell'armagnac rispetto al Bas.
Haut-Armagnac: questa zona è sfavorita per possedere terreni calcarei ed argillo-calcarei; le uniche zone adatte sono le cime delle colline, in cui c'è qualche deposito argillo-sabbioso. L'area produce pochissimo armagnac.


Molti Armagnac sono dei blend, ma, a differenza del Cognac, si possono trovare anche Armagnac provenienti da singoli vigneti o di singole annate. Le categorie dell’Armagnac sono generalmente le stesse del Cognac. Gli Armagnac miscelati spesso hanno nel loro blend una percentuale più grande di annate più vecchie rispetto ai Cognac, cosa che, all’occhio del consumatore attento, li rende di maggior valore.
Fino agli anni Settanta l’alambicco portatile Armagnacais, montato su un carretto a due ruote, veniva condotto attraverso i piccoli vigneti dell’Armagnac da dei distillatori itineranti chiamati bouillers de cru. Questi alambicchi viaggianti hanno purtroppo lasciato il posto ai più grandi distillatori fissi gestiti da fattorie cooperative e operatori individuali.
L'armagnac viene distillato in continuo con un alambicco chiamato alembique armagnaçais (alambicco armagnacchese) 
La distillazione avviene entro l'inverno. Si procede alla distillazione continua con l'utilizzo del classico alambicco armagnaçais, che viene alimentato senza interruzione con il fermentato e attraverso le colonne a piatti e le campanelle veicola le parti più volatili verso la destinazione finale. L'acquavite che si ottiene va dai 58 ai 63° alcolici (in alcuni casi si procede anche ad una distillazione discontinua con l'alambicco charentais ottenendo un'acquavite maggiormente alcolica, ~70%). La maturazione dell'acquavite avviene in botti di quercia da 400lt, ed il mastro cantiniere provvede negli anni ad abbattere il grado alcolico con aggiunta di "petit eaux" (miscela di acqua purissima + acqueviti da 20°) fino a ridurlo a 40-48°. 
L'acquavite ricavata viene riposta in botti di quercia guascone con capacità da 400 a 420 litri, o di altre zone francesi, e fatta invecchiare in depositi fuori terra detti chai; ad ogni anno di invecchiamento evapora una quantità di prodotto tra il 3 ed il 5%, la parte degli angeli. L'invecchiamento è variabile secondo il prodotto che si vuole ottenere, fino ad un massimo di 50 anni circa. L'armagnac viene quindi miscelato con altri armagnac, secondo il giudizio del cantiniere, per ottenere un prodotto armonico. infine la miscela si lascia riposare ancora qualche mese.
Terminato il periodo di invecchiamento, il prodotto viene confezionato in bottiglie scure schiacciate dette basquaise da 75cl, o trasparenti come quelle del cognac, oppure nei tipici bottiglioni chiamati pot gascon.


Classificazione dell'invecchiamento
Dal 2010 a seconda dell'età dei distillati, le etichette riportano le seguenti sigle, o direttamente gli anni di invecchiamento:
VS oppure *** - da uno a tre anni di invecchiamento
VSOP - da quattro a nove anni di invecchiamento
Napoléon - da sei a nove anni di invecchiamento
Hors d'âge, XO - da dieci a diciannove anni, o il millesimo di distillazione
XO Premium - da vent'anni in poi, o il millesimo di distillazione
Gli armagnac di oltre dieci anni recano l'anno di distillazione sull'etichetta se millesimati, e di solito sulla controetichetta si trova anche l'anno della messa in bottiglia, rendendo facile il calcolo del periodo trascorso in botte; oppure se sono assemblati, dichiarano l'età del distillato più giovane che si trova nella bottiglia (es. 15 Ans) 

brandy-bicch


BRANDY ITALIANO

Brandy è il nome generico dell’acquavite ricavata dalla distillazione del vino, dopo un periodo di invecchiamento in botte; questa denominazione è universalmente impiegata. In alcune zone l'acquavite di vino riceve una denominazione d’origina legata al territorio di produzione ( Armagnac, Cognac ). Il brandy si può produrre in qualunque Paese dove viene coltivata l'uva.

 
Il brandy /'brɛndi/ (italianizzato, al pari del cognac, in Arzente da Gabriele d'Annunzio; tale proposta divenne obbligatoria durante il periodo fascista) è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, il brandy o “arzente” è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, conosciuto già dal XIII secolo. La sua gradazione alcolica si aggira intorno ai 40 gradi e oltre che dall’uva questo superalcolico può essere distillato dal succo fermentato di altri frutti. Tuttavia, salvo specifiche avvertenze, il brandy è tratto dal vino d’uva. Sono ormai più di mille anni che in Italia si fabbrica quello che oggi è conosciuto come brandy (e che gli antichi, con un pizzico di poesia, chiamavano aqua ardens, aqua permanens o lucerna coelica), mettendo il vino in cucurbite e alambicchi, facendolo bollire e cavandone l’essenza. Dell’acquavite di vino furono grandi consumatrici le corti di Caterina de’Medici e di Giulia Gonzaga, e fu tassando questo prodotto che i sovrani di Napoli, intorno al Seicento, cercarono di risollevare le dissanguate sostanze del regno. 
In Italia era uso distillare i sottoprodotti del vino per ottenere la grappa ma raramente il vino stesso. L'origine della produzione si deve nel 1773 ad imprenditori inglesi attivi in Sicilia, per fortificare il marsala. Nel 1820 un distillatore originario della Charente, Giovanni Buton, fondò un'azienda a Bologna. Dopo di lui vennero altri produttori francesi, i fratelli Landy, e nel 1884 Lionello Stock fondava a Trieste una celebre distilleria.La produzione su scala industriale di brandy in Italia nasce nel tardo 1800, quando la fillossera aveva drammaticamente ridotto l'estensione delle vigne dellaregione di Cognac. In quegli anni molte distillerie italiane iniziarono a fabbricare brandy per sostituire la scarsa produzione francese. 


Per fare il brandy ci vuole vino soprattutto bianco, acido, neutro (cioè poco profumato, perché altrimenti gli aromi passerebbero al distillato), giovane, non trattato. Trebbiano romagnolo, dunque, ma anche Asprino della Campania o Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, per dirne alcuni. Le uve vengono delicatamente spremute e messe in fermentazione ad una temperatura che si aggira tra i 18 e i 22°C. Dopo la fermentazione, il mosto viene sottoposto al procedimento di distillazione. Attraverso la distillazione si estraggono dal vino, insieme con l’alcool, le parti volatili, nobili: quelle sostanze, cioè, che danno al brandy le sue caratteristiche organolettiche peculiari. Quando sgocciola dagli alambicchi, il distillato non può comunque ancora chiamarsi brandy. Prima deve invecchiare pazientemente in fusti di rovere, non verniciati e privi di qualsiasi rivestimento interno o esterno. È questa una maturazione che in genere avviene in due fasi: da principio in botti più piccole, dove il distillato acquista in aroma; poi in tini più grandi, nei quali guadagna in armonia. Dopo l’invecchiamento viene il momento del taglio: le varie partite, stagionate in vario grado, si mischiano insieme fino a ottenere un prodotto definitivo, che dovrà essere sempre uguale, anno dopo anno, produzione dopo produzione. Per questo i maestri cantinieri, personaggi quasi da leggenda, si danno da fare con gli assemblaggi per ottenere un brandy che abbia sempre lo stesso gusto, sposando le tecniche più avanzate con il naso e il palato per cui vanno giustamente famosi.


Il brandy italiano


Si ottiene per distillazione del vino prodotto in Italia, con qualsiasi tipo di alambicco.
È ammesso alla distillazione qualunque vitigno.
La sua gradazione minima al commercio è 38% vol.
La zona di produzione è l'intero territorio nazionale.
L'invecchiamento è di almeno 6 mesi in botti minori di 10 hl, o 12 mesi se in botte più grande, sotto sorveglianza fiscale.
Sono ammesse le aggiunte delle seguenti sostanze:
zuccheri, in ragione del 2%
sostanze aromatizzanti naturali e preparazioni aromatiche, trucioli di quercia o da altre sostanze vegetali, o mediante infusione o macerazione con acqua o con acquavite di vino, nella misura massima del tre per cento del volume idratocaramello (per la colorazione) 
 

CALVADOS-MAP  


CALVADOS

Il brandy o “arzente” è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, conosciuto già dal XIII secolo. La sua gradazione alcolica si aggira intorno ai 40 gradi e oltre che dall’uva questo superalcolico può essere distillato dal succo fermentato di altri frutti, in Francia, l'acquavite di mela, conosciuta anche come “Brandy di mela” viene chiamata e tutelata nella denominazione Calvados, il distillato da sidro di mele, tuttavia, salvo specifiche avvertenze, il brandy è tratto dal vino d’uva. Il Calvados è un prodotto della regione Francese della Bassa Normandia, dove il microclima ed il territorio favoriscono la produzione e la maturazione delle varietà melifere Bisquet e Marin Onfroy, due delle varietà base per la creazione di quest’acquavite di mela, conosciuta anche come “Brandy di mela”.


Anche se Carlo Magno cita già nel VIII secolo il lavoro di distillatore, la “Corporazione dei Distillatori di Sidro”, nasce solo nel 1606, e riferisce di una prima distillazione in Normandia nel 1553, ad opera di Gilles de Gouberville. La famiglia De Gouberville, faceva parte dei grandi proprietari terrieri della Francia del 1500. Gilles, il più giovane della famiglia, fondò un giornale dove il 28 marzo 1553 raccontò per filo e per segno l’arte della distillazione della mela… e questa fu la prima testimonianza scritta della nascita del Calvados.
Nel lontano 1588 il Re di Spagna Filippo ordinò alla sua flotta di dirigersi verso le coste Inglesi. Una delle navi, la “El Salvador”, accidentalmente naufragò nelle coste Francesi. Non si conosce il motivo, forse per i marinai, o forse per il contenuto della stiva, ma, la leggenda narra che da quel momento il luogo del naufragio e tutta la regione circostante fu chiamata Calvados. Ma questa è solo una leggenda.
Da tempo immemorabile gli alberi di mele prosperano nella regione a nord della Francia chiamata Normandia. I documenti lasciati dalle popolazioni indigene, i Celti e i Romani, ci raccontano di una regione dove gli alberi di mele hanno prosperato sia come albero selvatico, avendo trovato un clima ed un territorio ideale per il suo naturale sviluppo, sia come albero sacro. Dal XIII secolo lentamente i grandi alberi secolari diffusi in tutta la regione cominciarono ad essere sostituiti con altre varietà: le mele da sidro (pommes à cidre). Le varietà indigene furono sostituite da varietà chiamate “Bisquet” e “Marin Onfroy”, senza dubbio adatte a fornire i frutti idonei alla produzione del sidro.
Nel XVII secolo l’arte della distillazione e la produzione del sidro di mela si espansero per tutta la nazione, ma all’improvviso una serie di tasse e divieti vennero imposti in tutte le regioni francesi, tranne inBretagna e Normandia, che rimasero le uniche produttrici. La zona, conosciuta poi come ‘Calvados’ , venne “ufficializzata” dopo la Rivoluzione Francese, anche se l’acquavite di sidro (l’Eau de vie de cidre) era già comunemente nota con lo stesso nome.
L’epoca d’oro del Calvados fu durante e dopo la Seconda Guerra Mondiale, prima perchè l’esercito francese ne veniva regolarmente rifornito, poi perchè alla fine della Guerra ottenne l’ Appellation d’ Origine Contrôlée (denominazione controllata), diventando così un prodotto “protetto”.
Con l’avvento delle tecnologie e della attrezzature moderne la produzione e la vendita si intensificarono, facendo del Calvados uno dei distillati francesi più famosi ed apprezzati.
Le varietà melifere utilizzate per la realizzazione del Calvados sono circa 800 (suddivise in cinque grandi gruppi), anche se legalmente ne vengono riconosciute solo 48, e sono diverse dalle varietà di mela cosiddette “da tavola”. Troviamo quindi i gruppi delle varietà “Amara” (che grazie all’alta concentrazione di tannino da corposità al sidro); “Dolce” (dal”alto grado zuccherino, garanzia del tasso alcolico); “Acidula” (il cui acido malico previene la formazione di batterio nel mosto); “Dolce-Amara”(usate per stabilizzare il grado alcolico della bevanda); “Acida” (grazie alla quale si crea una fermentazione omogenea e si evita l’ossidazione).


Nel 1942 il Calvados diventa AOC (Appellation d'Origine Contrôlée, Denominazione di Origine Controllata), in seguito nel 1963 la normativa fu rivista e furono stabiliti in senso rigoroso sia la zona, sia i metodi di produzione e perfino la tipologia degli alambicchi.
Inoltre si fissarono alcune norme relative al prodotto finito: prima della commercializzazione il Calvados deve ricevere l'autorizzazione dalla Commission de Dégustation de l'Institut National des Apellation d'Origine (INAO), la quale verifica che siano soddisfatti tutti i criteri richiesti dalla legge.


Tutto inizia dalle mele da sidro, Per ottenere un sidro di buona qualità bisogna saper utilizzare varietà diverse in modo da ottenere un risultato armonioso.
Talvolta si ricorre anche all'utilizzo delle pere in modo da accrescere o raggiungere l'acidità desiderata. Il succo, che secondo regolamento deve provenire esclusivamente da frutti freschi, viene fatto fermentare per circa tre mesi,  Il sidro ottenuto deve rispondere a caratteristiche ben precise: deve avere almeno il 4,5% di alcol, l'aggiunta di zucchero è severamente vietata e l'acidità volatile deve essere inferiore a 2,5 g/litro. Questi requisiti sono validi per tutti i tipi di Calvados.
Esistono due tipi di Calvados: ilCalvados AOC e il Calvados AOC du Pays d'Auge. 
Il “Calvados AOC du Pays d'Auge” deve provenire da mele coltivate nell'area denominata appunto “Pays d'Auge” (figura ),
Per quanto riguarda invece il “Calvados AOC”, le mele devono provenire dall'area del Calvados esterna a “Pays d'Auge”
Per invecchiare il Calvados vengono utilizzate botti di quercia Normanna, costruite con legno molto secco


Ci sono vari tipi di Calvados
, tuttavia questi si distinguono in due tipologie: i millesimati e gli assemblati. Per millesimato si intende un Calvados prodotto da una sola e medesima distillazione. Nei Calvados assemblati, prodotti con diversi brandy, l'età indicata in etichetta rappresenta l'età del distillato più giovane denominazioni che tipiche nelle etichette di Calvados:
Trois Etoiles - (tre stelle) - (oppure Trois Pommes, tre mele) indicano un invecchiamento minimo di due anni in fusti di legno
Vieux - (Vecchio) - (oppure Réserve, Riserva) indicano un invecchiamento minimo di tre anni in fusti di legno
Vieille Réserve - (Vecchia Riserva) - (oppure V.O.) indicano un'acquavite con un invecchiamento minimo di quattro anni in fusti di legno
VSOP - indica un Calvados con un minimo di cinque anni di invecchiamento in fusti di legno
Extra, XO, Napoléon, Hors d'Age (fuori età), Age inconnu (età ignota) - sei anni e oltre di invecchiamento

CookiesAccept

NOTA! Questo sito utilizza i cookie e tecnologie simili.

Se non si modificano le impostazioni del browser, l'utente accetta. Per saperne di piu'

Approvo

I dati personali da lei forniti, verranno utilizzati nei limiti e per il perseguimento delle finalità relative al presente modulo, nel rispetto dei principi stabiliti dal Codice della Privacy (D.Lgs. 196/2003) e per esercitare i diritti a lei riconosciuti dall’articolo 7 del Codice della privacy suddetto, potrà rivolgersi al Titolare del trattamento scrivendo a:
cookies-info@polopastaepizza.com