Polo Pasta&Pizza

BRANDY ITALIANO
Brandy è il nome generico dell’acquavite ricavata dalla distillazione del vino, dopo un periodo di invecchiamento in botte; questa denominazione è universalmente impiegata. In alcune zone l'acquavite di vino riceve una denominazione d’origina legata al territorio di produzione ( Armagnac, Cognac ). Il brandy si può produrre in qualunque Paese dove viene coltivata l'uva.
Il brandy /'brɛndi/ (italianizzato, al pari del cognac, in Arzente da Gabriele d'Annunzio; tale proposta divenne obbligatoria durante il periodo fascista) è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, il brandy o “arzente” è il più antico distillato di vino prodotto nel mondo, conosciuto già dal XIII secolo. La sua gradazione alcolica si aggira intorno ai 40 gradi e oltre che dall’uva questo superalcolico può essere distillato dal succo fermentato di altri frutti. Tuttavia, salvo specifiche avvertenze, il brandy è tratto dal vino d’uva. Sono ormai più di mille anni che in Italia si fabbrica quello che oggi è conosciuto come brandy (e che gli antichi, con un pizzico di poesia, chiamavano aqua ardens, aqua permanens o lucerna coelica), mettendo il vino in cucurbite e alambicchi, facendolo bollire e cavandone l’essenza. Dell’acquavite di vino furono grandi consumatrici le corti di Caterina de’Medici e di Giulia Gonzaga, e fu tassando questo prodotto che i sovrani di Napoli, intorno al Seicento, cercarono di risollevare le dissanguate sostanze del regno.
In Italia era uso distillare i sottoprodotti del vino per ottenere la grappa ma raramente il vino stesso. L'origine della produzione si deve nel 1773 ad imprenditori inglesi attivi in Sicilia, per fortificare il marsala. Nel 1820 un distillatore originario della Charente, Giovanni Buton, fondò un'azienda a Bologna. Dopo di lui vennero altri produttori francesi, i fratelli Landy, e nel 1884 Lionello Stock fondava a Trieste una celebre distilleria.La produzione su scala industriale di brandy in Italia nasce nel tardo 1800, quando la fillossera aveva drammaticamente ridotto l'estensione delle vigne dellaregione di Cognac. In quegli anni molte distillerie italiane iniziarono a fabbricare brandy per sostituire la scarsa produzione francese.
Per fare il brandy ci vuole vino soprattutto bianco, acido, neutro (cioè poco profumato, perché altrimenti gli aromi passerebbero al distillato), giovane, non trattato. Trebbiano romagnolo, dunque, ma anche Asprino della Campania o Prosecco di Conegliano e Valdobbiadene, per dirne alcuni. Le uve vengono delicatamente spremute e messe in fermentazione ad una temperatura che si aggira tra i 18 e i 22°C. Dopo la fermentazione, il mosto viene sottoposto al procedimento di distillazione. Attraverso la distillazione si estraggono dal vino, insieme con l’alcool, le parti volatili, nobili: quelle sostanze, cioè, che danno al brandy le sue caratteristiche organolettiche peculiari. Quando sgocciola dagli alambicchi, il distillato non può comunque ancora chiamarsi brandy. Prima deve invecchiare pazientemente in fusti di rovere, non verniciati e privi di qualsiasi rivestimento interno o esterno. È questa una maturazione che in genere avviene in due fasi: da principio in botti più piccole, dove il distillato acquista in aroma; poi in tini più grandi, nei quali guadagna in armonia. Dopo l’invecchiamento viene il momento del taglio: le varie partite, stagionate in vario grado, si mischiano insieme fino a ottenere un prodotto definitivo, che dovrà essere sempre uguale, anno dopo anno, produzione dopo produzione. Per questo i maestri cantinieri, personaggi quasi da leggenda, si danno da fare con gli assemblaggi per ottenere un brandy che abbia sempre lo stesso gusto, sposando le tecniche più avanzate con il naso e il palato per cui vanno giustamente famosi.
Il brandy italiano
Si ottiene per distillazione del vino prodotto in Italia, con qualsiasi tipo di alambicco.
È ammesso alla distillazione qualunque vitigno.
La sua gradazione minima al commercio è 38% vol.
La zona di produzione è l'intero territorio nazionale.
L'invecchiamento è di almeno 6 mesi in botti minori di 10 hl, o 12 mesi se in botte più grande, sotto sorveglianza fiscale.
Sono ammesse le aggiunte delle seguenti sostanze:
zuccheri, in ragione del 2%
sostanze aromatizzanti naturali e preparazioni aromatiche, trucioli di quercia o da altre sostanze vegetali, o mediante infusione o macerazione con acqua o con acquavite di vino, nella misura massima del tre per cento del volume idratocaramello (per la colorazione)
BRANDY
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
-
"RÉMY
MARTIN
VSOP
MATURE
CASK FINISH"


Read More
-
-
-
-
-
-
"CALVADOS
1994
LES VERGERS
DE LA
MORINIERE "


Read More
-
-
"VIEILLE
RÉSERVE
PATRICIA"
BERNARD
AMIOT


Read More